• Maria Michaela

Lisbona in 5 punti

Come rigenerarsi in un lungo weekend invernale alla ricerca di luce e sole.

Convento do Carmo

Adoro il mese di dicembre, probabilmente perché è il mese del mio compleanno. Tuttavia non posso negare che sia il periodo con meno ore di luce, e questo fattore condiziona inevitabilmente il mio umore.

Mi sono chiesta allora: "Come posso sopravvivere al giorno più corto dell’anno?"

La risposta è arrivata con un buono per un biglietto aereo in scadenza: Lisbona!

Non ero mai stata in Portogallo e pensavo che visitare una città che nel mio immaginario è legata all’estate in questo periodo sarebbe stato come metterci sopra un’enorme croce.

Devo dire che, inaspettatamente, la realtà ha superato di gran lunga la mia fantasia, e la mia fuga alla ricerca del sole si è trasformata da caccia al tesoro ad un piacevole bagno di calore e tranquillità. Questo per 5 punti:


le salite di Lisbona
01. una piccola San Francisco

Se mi chiedeste un gemellaggio tra Lisbona e una qualsiasi altra città del mondo, direi sicuramente San Francisco. Non ci sono mai stata, ma la prima impressione è stata quella di trovarmi dentro i videogiochi di corse di macchine. Unica differenza: non c'erano le macchine.

Salite così ripide non ne avevo mai viste, la preoccupazione mia e del mio trolley era tanto densa da tagliarsi con un coltello. Fortunatamente ogni problema ha in sè la soluzione e così carpisco il primo segreto dell'atmosfera rilassata che respiro: sapere che i sali e scendi si superano col tram! I collegamenti verticali - o quasi- sono diffusissimi, ci sono ascensori che coprono brevi tratti con pendenze elevate e elevador che, come quello di Santa Justa, offrono anche panorami mozzafiato a 360 gradi.


Avendo tanta voglia di girare, prendo subito il super turistico tram 28 e, seduta sulle panche di legno con il naso sul finestrino, mi faccio una bella idea dell’Alfama e dei suoi azulejos, passando per la Sé de Lisboa (la Cattedrale), una sorta di Notre Dame de Paris, il miradouro de Santa Luiza e il tramonto sul Tago.


Passeggiando per il quartiere del Chiado, luogo di poeti e artisti e caffè, ho fatto una sosta al Cafè a brasileira dove anche Pessoa passava le sue ore di relax. Arrivo al Convento do Carmo ed entro. La sensazione che ho avuto è che aprendo la porta mi si aprisse il cielo. All’interno di una architettura gotica, menomata dai crolli del terremoto devastante del 1755, scopro che il detto il cielo di Lisbona è tra i più luminosi del mondo è vero. Sono rimasta una quantità di tempo indefinita a contemplare le nuvole che si muovevano veloci da un’arcata all’altra.


vista dal monumento Padrao dos descobrimento
02. Vedere con gli occhi di Vasco da Gama

Che il Portogallo sia associato ai grandi viaggi degli esploratori è scontato. Per la sua posizione è stato facilmente scelto come base di partenza per le grandi esplorazioni, soprattutto oltre oceano. Questa è la storia che ci racconta Belem. Percorrendo il lungo Tago, verso la sua foce nell’oceano, si respira la stessa aria dei navigatori, e li si vede quasi tutti attorno al monumento Padrao dos descrobrimento a loro dedicato, una torre di 52 metri da cui si osserva il panorama come se si fosse arrampicati sull’albero maestro (la voglia di urlare terraaaa era incontenibile).

Più avanti mi sono imbattuta nella torre che dal 1500 fungeva da ingresso e difesa della città: la Torre di Belem, patrimonio UNESCO.

Guardando sul lato opposto, verso il centro città, si vede il ponte 25 aprile che ricorda-causa la stessa matita-il Golden Gate Bridge di San Francisco (vedi punto 1, sarà un caso?).

La zona più residenziale del quartiere è affetta dal problema della linea ferroviaria, che la divide dal fiume creando una cesura. È interessante come la soluzione sia arrivata con un progetto museale, che con la sua passerella, funge anche da promenade.

La torre e il monastero di San Girolamo sono i due siti UNESCO di Belem.


03. Expo '98

Gli Expo, si sa, sono sempre delle grandi occasioni per le città che le ospitano. Sono andata ad Oriente, al Parque das Nações, a vedere le condizioni della zona dell'Expo 98: i padiglioni sono tuttora in uso e al servizio di turisti e cittadini. Tra questi spicca l'Oceanário, sicuramente l'acquario più particolare che abbia mai visitato. Il cuore dell'edificio è costituito da una vasca enorme, osservabile da due diverse altezze, in cui convivono tutte le specie: dagli squali alle razze, dal pesce luna ai banchi di pesci più piccoli, tutti nuotano nello stesso spazio proprio come nella realtà. Solitamente negli acquari ho l'impressione di fare zapping, passando da una vasca monotematica all'altra, come sfogliando un album di figurine. Questa soluzione, invece, è molto interessante proprio perché finalmente ho avuto la possibilità di fare una esperienza simile ad una immersione, come un subacqueo.


Palacio da Pena - Sintra
04. La fuga nella fuga

La voglia di fuga era talmente tanta, che ho sentito la necessità di fuggire anche da Lisbona! I dintorni offrono molte possibilità, io ho scelto di vivere una mattinata in una fiaba, tra castelli e giardini, e ho preso un treno verso il Parque Natural de Sintra-Cascais. La particolarità di questo luogo è la fusione di bellezze naturalistiche e architetture romantiche, tanto che resta nei cuori di diversi scrittori europei, come Lord Byron che la definisce il giardino dell'Eden. Dal 1995, infatti, il paesaggio è patrimonio dell'UNESCO.

Avendo poco tempo opto per la visita di un palazzo solo, quello che più è in linea col mio desiderio di fiaba: il Palacio da Pena. Costruito intorno al 1850 sulle rovine di un monastero abbandonato in seguito ai danni del terremoto del 1775, è un misto di tutte le architetture conosciute: si presenta come una sovrapposizione di colori e forme arabeggianti, tanto che salendo per la via delle carrozze ad ogni curva temevo di incontrare l'orda dei 40 ladroni che in tutta fretta usciva. Alla grandezza esterna rispondono degli spazi interni piccoli e accoglienti, ancora ammobiliati. Facendo il giro delle mura si possono ammirare gli altri monti del parco naturale, soprattutto il vicino monte dove sorge il Castelo dos Mouros. La vista a perdita d'occhio sulla natura incontaminata, che offre solo ad un occhio attento qualche architettura disseminata nel paesaggio, mi ricaricava.


ristorante Lisboa Cheia de Graça,Rua da Atalaia, 75, Bairro Alto
05. Mangiare

Credo che assaporare la cucina locale sia uno dei modi più rapidi per vibrare in sintonia con una cultura. Sono entrata alla Manteigaria, in praca Luis de Camoes, e con fare sicuro ho chiesto il primo pastel de nata della mia vita. Finita l'estasi, e dopo aver ragionato sul fatto che alla prova costume manchino ancora sei mesi, osservo il piattino vuoto e con fare disinvolto ne prendo un altro. Un dolce semplice, con la crema pasticcera, che appena sfornato è come la coccola fatta da un nonno.

Si dice che i portoghesi abbiano 366 ricette per cucinare il Bacalhau, per coprire anche gli anni bisestili. Cercando una tasca -l'equivalete di una osteria- dove provare qualche preparazione ho visto che i menù lo confermano.

La sardinha è un altro elemento d'orgoglio per i portoghesi, che hanno dei negozi, quasi degli showroom, dedicati alla vendita di sole sardine in scatola!

La cena migliore è stata da Lisboa cheia de gracia, al bairro alto. Un locale intimo con un personale che ha saputo farci assaporare l'aria portoghese non solo con i cibi, ma anche con racconti e musiche. Non scorderò mai i gamberi in umido e le sardine arrosto! Qui ho anche scoperto il magnifico liquore tipico, la Ginjinha, una sorta di cherry che mi è rimasto tatuato nell'anima.


La mia fuga ha preso una piega più che inaspettata, ogni mattonella che ho visto avrebbe meritato una riga su questo articolo e scegliere cosa raccontare è stato difficile!


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